

“Mettiti in gioco!”. Tre parole che vogliono dire tutto e non vogliono dire assolutamente niente. Potrebbe essere il motto di una qualche pubblicità progresso.
E invece è il nostro tentativo di parlare di cose serie. E di parlarne con leggerezza. È il nostro tentativo di invitare degli sconosciuti a proporre una visione. Un’idea. O meglio: un punto di vista.
Ma un punto di vista su cosa? Qualcuno ce lo ha chiesto.
La sfida che intendevamo lanciare era proprio questa. Portare in secondo piano l’oggetto e riflettere sul metodo. Il gioco diventa un mezzo per scardinare punti di vista condivisi e per proporne di nuovi. Per abbattere le barriere disciplinari e suggerire relazioni inedite. Per sperimentare.Non sapevamo che direzione avrebbe preso il concorso. E il gioco era anche questo. Abbiamo invitato i concorrenti a salire a bordo senza conoscere la destinazione, poiché è il viaggio che ci interessa.
Aldilà delle metafore trite, non è stato facile mettere nero su bianco i nostri intenti.
Eppure qualcosa dev’essere passato. Se 80 gruppi hanno partecipato al concorso, crediamo di aver innescato qualcosa. E speriamo che questo concorso sia solo un inizio.
Di seguito alcune considerazioni sulla selezione delle opere.
Nonostante le divergenze di opinione, dovute al differente backgroud culturale ed esperienziale dei componenti della giuria, siamo giunti a un risultato condiviso e unitario.
PLinto, come ente banditore formato da un gruppo di persone accomunate da un percorso di studi simile, ha espresso nel bando principi che sono stati accolti e corrisposti dalla giuria: il gioco non solo nel risultato ma anche nell’atteggiamento, il gioco nell’approccio, nella riflessione sugli aspetti sociali sulle relazioni fra le persone e fra le persone e i luoghi.
La maggior parte dei concorrenti ha interpretato il tema rappresentando il gioco come fine, come oggetto o come giocare fine a se stesso: l’oggetto o lo spazio per giocare che comporta una relazione preordinata con lo spazio e con gli elementi presenti; un gioco definito da schemi, a volte difficilmente superabili.
Altri elaborati hanno rappresentato il gioco come mezzo, come strumento o come approccio. Giocare non necessariamente seguendo delle regole o degli schemi ma semplicemente mettendosi in gioco. La giuria ha premiato questo approccio, più vicino agli intenti del bando.
Nel video, vincitore della sezione immagini, uno strumento tecnologico d’uso ormai comune, come la videochiamata, diventa sistema di interazione, non solo audio-video, fra le persone. Chi viene coinvolto si mette in gioco, senza regole. Anche con mezzi stra-ordinari si può giocare, far giocare e divertire. Il quaderno, vincitore della sezione progetti, con le sue righe storte, obbliga il suo possessore a opporsi a un preordinato sistema di scrittura. Un oggetto con delle regole, con uno schema, ma uno schema valicabile. La possibilità di seguire le righe o no o di scrivere oppure no, determina una scelta che sconfina l’ordine, per finire nel possibile e nel gioco.