Le città invivibili
Simoncristian Muscatello
Chiara Castellana


La quotidianità vissuta come la successione alienante degli spazi chiusi della casa, della macchina, del lavoro, del parco. La vita ci attraversa scandita dai passaggi nel traffico, dall’anesteticità del lavoro, dalla ripetitività dei paesaggi, il tempo libero chiuso dalle mura della palestra, dalle reti dei campi sportivi e dalle cancellate dei parchi.
Il nostro concetto di gioco si concrettizza in un’installazione delle dimensioni di un posteggio, interpretato come punto di incontro tra spazio aperto e chiuso, spazio pubblico e frammenti di vita di quotidiana, unità di misura minima della scala urbana.
I luoghi della metropoli vengono smontati, appiattiti, banalizzati e ricostruiti sotto forma di scenari di cartone attraverso i quali giocare con una consuetudine deformata, estraniata dal contesto e vista con occhi nuovi, avendo a disposizione diversi elementi con i quali interagire.
I quattro scenari, realizzati con la tecnica del pop-up sono apribili a terra o a parete nelle sedi a loro dedicate, all’interno di una struttura in cartone alveolare. Ogni scenario è caratterizzato da un certo numero di elementi interattivi e modificabili, a cui si aggiungono gli oggetti situati all’interno delle scatole scenario, disposte anch’esse a definire lo spazio del gioco.
Infine l’ultimo elemento è costituito dalle scatole DIY (Do It Yourself), contenenti mobili adibiti all’occupazione diretta dello spazio: sedie, sgabelli e tavolini realizzati in cartone, pronti o semplicemente assemblabili.
L’installazione è pensata per essere realizzata quasi completamente in cartone ondulato e alveolare, con l’esclusione di una struttura metallica a cui fissare una copertura impermeabile. Il cartone, oltre alle sue caratteristiche di economicità ed ecocompatibilità, è stato scelto per la sua flessibilità, essendo adatto a rappresentare contemporaneamente uno spazio temporaneo e astratto come quello degli scenari, e, contemporaneamente, a realizzare mobili realmente utilizzabili.
Il gioco vuole essere quindi didattico per un recupero critico dello spazio pubblico. La riflessione e il nuovo approccio allo spazio possono, secondo noi, partire anche dal confronto con gli elementi che compongono la città e il tempo di chi la vive, e, conseguentemente, possono passare attraverso una diversa esperienza di essi, siano essi paesaggi, scenari, o oggetti della vita quotidiana.